Avete presente il film Sliding Doors?
Se non sapete di cosa si tratta, il mio consiglio è di recuperarlo in fretta perchè è un bel film.
Se invece lo conoscete, allora sapete perchè stamattina ho riempito di bestemmie la stazione sotteranea di Torino porta Susa.
Perchè non c’è nulla che fa sentire più sconfitti del fallire per un pelo; dell’arrivare ad un passo dal treno, essere così vicini da poter mettere un piede sullo scalino e non farcela.
La porta si chiude, il treno parte, e tu rimani lì, a chiederti quale secondo è stato decisivo.
La gente ti osserva; noti nel loro sguardo una sorta di pietà nei tuoi confronti: “Che sfiga che ha avuto”; lo si legge tra le righe dei volti. E senza un perchè questa cosa ti fa aumentare il nervoso.
Poi l’adrenalina della corsa scende, ti rendi conto che non puoi far più nulla se non aspettare il treno successivo; ti siedi, ti calmi e cominci a guardarti attorno.
Ti accorgi che non sei l’unico: una ragazza con la gonna colorata poco lontano si piega tenendo le mani sulle gambe per riprendere fiato, un signore in giacca e cravatta, probabilmente un consulente informatico, chiama avvisando che ritarderà, e, alle sue spalle, altre tre- quattro persone che digrignano i denti.
Ed improvvisamente ti senti meno colpevole, meno arrabbiato. Il fatto di non essere solo ti tranquillizza, pur essendo conscio che non ha nessun senso.
Adoro la vita del pendolare.
Forse no.
Domani parto prima: mi autoconvinco che riuscirò a farlo.
Poi realizzò che è sabato. Lunedì è un’altra settimana. Non capiterà più. Spero.